Civita di Bagnoregio, la città nella campagna laziale che sta scomparendo

Civita di Bagnoregio, la città nella campagna laziale che sta scomparendo

Chiunque sia nato nel Lazio conosce Civita di Bagnoregio, ma la bellezza di questo borgo non può essere un’esclusiva regionale, ma deve essere condivisa, prima che sia troppo tardi

Civita si trova nella valle dei Calanchi, tra il lago di Bolsena e la valle del Tevere, in provincia di Viterbo. A vederla da lontano, Civita sembra un tutt’uno con lo sperone di roccia che la sorregge. Isolata, svetta tra i torrenti Chiaro e Torbido.

La sua strana posizione è il risultato di un irrefrenabile fenomeno di erosione che assottiglia, anno dopo anno, la base di tufo. Il suo nome, secondo la leggenda, è stato scelto da Desiderio, re dei Longobardi, guarito da una malattia grazie alle miracolose cure delle acque termali del posto. Oggi Civita la si conosce come “la città che muore“. La morfologia di questo territorio è altamente fragile: a un primo strato di argilla si sono sovrapposti quelli tufacei e lavici che vengono erosi dai torrenti, dagli agenti atmosferici e, ovviamente, dal disboscamento ad opera dell’uomo.

La città, fondata dagli etruschi, risale a circa 2500 anni fa. L’insediamento era stato scelto perché difficilmente raggiungibile e facilmente difendibile. Ancora oggi si possono vedere numerosi resti etruschi nella necropoli sottostante il belvedere di San Francesco Vecchio. Anche se colpito da numerose frane e smottamenti, è ancora visibile il cosiddetto “Bucaione“, un tunnel che collega, per via sotterranea, il borgo alla valle.

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Già al tempo degli etruschi bisognava far fronte ai problemi di instabilità dell’area. Con l’avvento dei romani e i seguenti lavori urbanistici ha ritrovato un nuovo splendore. Almeno fino al 1695, quando un forte terremoto ha costretto gli abitanti di Civita a un primo abbandono di massa, segnando l’inizio del suo decadimento.

Qualche mese fa, è stata promossa, ad opera del presidente della regione Lazio, Zingaretti, un’iniziativa per “salvare Civita di Bagnoregio e la valle dei Calanchi“, rendendola patrimonio dell’Unesco. L’appello è stato firmato da numerosi artisti e intellettuali del panorama italiano e internazionale come Ennio Morricone, Andrea Camilleri, Bernardo Bertolucci, Dario Fo e molti altri.

Bisogna agire in fretta: in seguito all’ultimo crollo è stata messa in pericolo l’unica strada di accesso al borgo, un ponte pedonale in cemento costruito nel 1965.

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Civita, nonostante gli anni, resta sempre un luogo emozionante, perché se da una parte è una città in pericolo, dall’altra, senza macchine, immersa nella natura, disabitata (all’ultimo censimento si sono contati 12 abitanti) sembra che il tempo si sia fermato.

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