Kazurabashi: uno degli ultimi ponti dei samurai del Giappone

Kazurabashi: uno degli ultimi ponti dei samurai del Giappone

Il Giappone è un paese ricco di attrazioni che spesso associamo agli ultimi ritrovati in campo tecnologico. Come ad esempio il primo hotel al mondo gestito interamente da robot. Eppure nelle sue zone più remote, in particolare nel sud del paese, tra le foreste di Tokushima, si trovano attrazioni turistiche uniche, fuori dal comune: i ponti dei samurai.

Per spostarsi nella valle di Iya e guadare il suo lungo fiume, l’unico mezzo che si ha a disposizione sono questi ponti. Costruiti con piante rampicanti, una normale vite (in giapponese “kazurabashi”), la loro origine è incerta. Tra le versioni più accreditate c’è quella che vuole la sua costruzione opera del mitico clan Taira, una setta di samurai fondata nel 825.

Insieme al Fujiwara, al Tachibana e al Minamoto, il clan Taira, chiamato anche Heike, si spartiva il potere politico del Giappone. Dopo la sconfitta nella guerra Gempei, del 1185, i sopravvissuti di Heike si sono rifugiati nella valle e hanno costruito questi ponti per nascondersi dai nemici del clan Genji.

Inizialmente i ponti erano 13, oggi ne rimangono soltanto 3. Il più grande e importante si chiama Iya Kazurabashi, si trova al centro della valle, è lungo 45 metri e si trova sospeso a 14 metri dal fiume.

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I ponti venivano costruiti usando due viti molto resistenti coltivate su entrambi i lati. Quando raggiungevano lunghezze sufficienti venivano intrecciate insieme ad assi di legno molto sottili.

In origine non esistevano i poggia mano a cui aggrapparsi in caso di necessità. In questo modo sarebbe stato praticamente impossibile percorrerlo per un inesperto. Il ponte avrebbe iniziato ad oscillare facendolo cadere in acqua.

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Le tavole che compongono il cammino del ponte sono distanziate l’una dall’altra e si deve stare attenti a non mettere il piede in fallo, con il rischio di farsi male. Il ponte è stato pensato e costruito per essere percorso con agilità e destrezza soltanto dai samurai. Durante un inseguimento infatti, i samurai potevano tagliare le funi che sostenevano il ponte mentre lo attraversavano di corsa. Il materiale con il quale è costruito è talmente leggero che basta un colpo di spada a tagliarlo.

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Ogni due o tre anni, per la sicurezza dei turisti, il ponte viene ricostruito e ancorato a grossi alberi, dai tronchi spessi, sull’una e l’altra sponda, per permettere una maggiore stabilità.

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