La missione che simula la solitudine del viaggio verso Marte

La missione che simula la solitudine del viaggio verso Marte

La solitudine del viaggio è una di quelle cose su cui si sorvola volentieri quando si sogna di partire per lo spazio. Quando parliamo di solitudine parliamo di giorni, settimane?

L’esperimento Mars-500 ha simulato l’isolamento più lungo di sempre. Ricostruendo minuto per minuto un ipotetico viaggio per Marte.

La simulazione è durata 520 giorni.

L’obiettivo era studiare gli effetti dell’isolamento e le mutazioni delle dinamiche comportamentali e psicologiche.

Nel 2010 sei soggetti provenienti dalla Russia, dalla Francia, dalla Cina e dall’Italia sono stato chiusi per un anno e mezzo in un’area top secret di Mosca.

I candidati sono stati selezionati sulla base di valutazioni mediche e dopo aver scelto i più adatti questi si sono allenati per sei mesi alle tecniche di sopravvivenza e a alla vita a stretto contatto.

Durante tutto l’esperimento i contatti con il mondo esterno sono stati minimi. L’unico era quando dovevano consegnare i campioni di sangue e urine, operazione che veniva condotta tramite uno spioncino di una porta chiusa.

All’inizio della simulazione, durante i primi giorni del “viaggio virtuale” c’erano collegamenti radio che via via si sono fatti sempre più radi.

La trasmissione di informazioni avveniva soltanto dall’interno verso l’esterno, mai l’inverso. I sei soggetti dell’esperimento non avevano internet né telefoni per avvertire i propri cari.

La giornata di questi pseuodastronauti era dura. Dopo la sveglia alle otto non facevano altro che esperimenti di simulazione di attività sulla superficie di Marte, su pavimenti di terra rossa. Dopo cena potevano fare quello che preferivano, leggere o vedere film.

“C’erano periodi meno intensi e altri davvero duri”, ha detto il ricercatore italiano.

Tra i soggetti il problema più grande che è stato riscontrato è stato quello dell’insonnia.

Alla domanda “cosa ti è mancato di più” alla loro uscita dal bunker, i sei hanno risposto: “Ci mancava il mondo, vedere le cose che si muovono, le auto, i cani… Anche se tra i colleghi i rapporti sono stati fantastici, ci mancava conoscere persone nuove la sera”.

Un altro ostacolo è stato attenersi a una dieta uguale per tutti sulla quale non si poteva sgarrare. La dieta obbligatoria era una ricerca nella ricerca, per vedere quanto, in condizioni estreme, il corpo poteva fare a meno di sale.

“Era difficile perché dovevamo mangiare esattamente quello che ci davano. Niente di più, niente di meno”.

I ricercatori di Mars-500 hanno testato sulla loro pelle cosa vuol dire intraprendere un viaggio per il pianeta rosso.

L’hanno provato prima ancora dei candidati di MarsOne, la spedizione che vuole portare l’uomo su Marte.

Ma questi sei ricercatori dopo l’esperienza della solitudine hanno comunque le idee chiare. Rifarebbero tranquillamente anche i 520 giorni del viaggio di ritorno.

La speranza di ritorno era qualcosa a cui abbiamo pensato ogni giorno.”

Immagine via Wikimedia