Il parco dei mostri di Bomarzo

Il parco dei mostri di Bomarzo

“Voi che per il mondo errate, bramosi di vedere meraviglie, venite qua, dove ci sono facce orrende, elefanti, leoni, orsi e draghi”.

A due passi da Viterbo, non lontano da Roma, c’è un luogo unico nel mondo. È il sacro bosco di Bomarzo, detto più semplicemente il Parco dei mostri.

Ideato all’inizio del 1560 da Pirro Ligorio, architetto che realizzò Villa d’Este a Tivoli e terminò dopo la morte di Michelangelo la Basilica di San Pietro, gli venne commissionato dal Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino.

Dopo la morte della moglie Giulia Farnese, Vicino si mise a studiare i classici della letteratura, Ariosto, Tasso, Petrarca e Omero ed ebbe l’idea di costruire un suo parco, una villa delle meraviglie, da dedicare alla sua amata scomparsa.

Orsini oltre che un generale era un uomo di gusto sopraffino. Odiava i giardini selvaggi e i prati incolti, così sentì il bisogno di abbellire tutto quello che aveva intorno al suo palazzo.

Le straordinarie sculture del suo giardino sono ricavate da mastodontici blocchi di peperino, materiale assai presente nella zona di Bomarzo. Da questi massi prendono vita battaglie impossibili, echi di paesi lontani e fantastici, animali mostruosi, eroi, ninfe e dee.

Tutte queste misteriose opere rappresentano la voglia di avventura che dopo la morte dell’amata erano rimaste soltanto fantasie.

All’ingresso del parco si è accolti da una grande testa di un mostro marino, Proteo, figlio di Oceano e Teti. Non sono statue terrorizzanti: sono conturbanti, incantevoli. Mostri mansueti e suggestivi.

Una particolarità del giardino, oltre il piccolo teatro, una moda imprescindibile per ogni giardino romano, sono i gruppi di statue.

Abbinamenti a volte realistici come l’elefante dell’esercito di Annibale che trascina con la proboscide un legionario romano caduto; a volte surreali come la tartaruga, la donna e la balena.

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A proposito di surrealismo difficile non menzionare la casa pendente, costruita volutamente sopra un masso storto.

Il simbolo di Bomarzo è la gigantesca testa di un orco con la bocca spalancata sulla cui porta è inciso: “ogni pensiero vola”.

Salvador Dalì un giorno entrò dentro quella testa mostruosa e quando ne uscì disse che Bomarzo era qualcosa di unico al mondo.

Immagini via Wikimedia Commons