Rocchetta Mattei, lo stravagante castello sull’Appennino tosco-emiliano

Rocchetta Mattei, lo stravagante castello sull’Appennino tosco-emiliano

Nel capolavoro di Dostoevskij, i Fratelli Karamazov, c’è un momento in cui il Diavolo, che tormenta uno dei protagonisti (Ivan), afflitto da tremendi reumatismi dice: “Ho scritto al conte Mattei a Milano che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica!”.

Non è da tutti essere citati dal grande scrittore russo, ma questa citazione che una volta poteva essere colta da molti, oggi è di difficile comprensione: chi era questo conte Mattei?

Tutto parte da un castello, una Rocchetta anzi, sull’Appennino settentrionale, nel comune di Grizzana Morandi, vicino Bologna.

La Rocchetta è stata la dimora dell’omonimo conte, letterato, politico e medico. Iniziati i lavori nel 1850 il castello che aveva in mente il conte Mattei era di tipo moresco. All’interno si dedicava alle sue pratiche mediche (era un autodidatta e praticava l’omeopatia) elaborando una scienza tutta sua: la cosiddetta elettromeopatia. Le sue pratiche avevano molta fortuna anche all’estero, per questo il castello veniva spesso frequentato da illustri personaggi come Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II.

Da un punto di vista architettonico, lo stile prevalente della Rocchetta come abbiamo detto è moresco a cui si può aggiungere l’influenza italiana medioevale e moderna. L’insegna della porta principale recita: “Il Conte Cesare Mattei edificò questo castello dove visse XXV anni, benefico ai poveri, assiduamente studioso delle virtù mediche delle erbe per la qual scienza ebbe nome in Europa.”

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Un ippogrifo è a guardia dell’entrata, situata in un cortile scavato nella roccia. Al posto delle classiche cariatidi che reggono lo stipite della porta, qui ci sono due gnomi. In questa zona il conte depose la sua prima pietra, chiamata appunto con il vezzeggiativo di rocchetta.

Tra le altre stanze degne di nota ci sono: il bellissimo loggiato in stile orientale, la camera da letto che ancora conserva i mobili originali del conte e le pipe di sua proprietà; e il “salone della pace“, chiamato così in omaggio alla fine della Grande Guerra.

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Negli anni della Seconda Guerra Mondiale però, la Rocchetta venne insediata da un gruppo di soldati tedeschi che bruciò molti mobili di pregio per riscaldarsi durante l’inverno e fu oggetto di numerosi saccheggi da parte della popolazione locale: gioielli, quadri, tappezzeria

Dopo un lungo periodo di abbandono e incuria, nel 1997 venne fondato il comitato “S.O.S. Rocchetta” per salvaguardare il castello, attraverso attività volte ad apportare importanti riparazioni, recupero di materiale e documenti perduti negli anni.

Sul sito ufficiale trovi tutte le informazioni necessarie. Si accede soltanto nei fine settimana, per prenotare i biglietti puoi farlo qui, tra le modalità di visita ce n’è anche una in notturna.

Immagine via Wikipedia