Simone Moro, il grande alpinista italiano si racconta in un'intervista esclusiva

Simone Moro, il grande alpinista italiano si racconta in un'intervista esclusiva

Sul suo sito ufficiale, Simone Moro, viene presentato in breve come “l’unico alpinista della storia ad avere raggiunto quattro cime di 8.000 metri in completa stagione invernale: il Shisha Pangma (8.027 m), il Makalu (8.463 m), il Gasherbrum II (8.035 m) e il Nanga Parbat (8.126 metri). È salito sulla vetta di sette dei quattordici 8.000 m ed è arrivato quattro volte in cima all’Everest (8.848 m)”.
Per chi ancora non lo conosce, Simone Moro si racconta in un’intervista esclusiva per Hello! World.

Dove e quando hai pensato “sono finito, non ho più forze né via di scampo”? E cos’è accaduto?
S.M.: Di sicuro in montagna le regole le decide lei e tu ti devi solo adattare, imparare a sopravvivere. Non ho mai pensato di essere finito e senza vie di scampo, neppure nella valanga che ha ucciso i miei due compagni nel dicembre 1997. Non mi sono rassegnato, ho provato a sopravvivere e mi sono inventato il modo per resistere 2 giorni, sanguinante, a temperatura estreme, solo e senza contatti con il mondo.

Simone Moro, Photocredits Cory Richards

Simone Moro, Photocredits Cory Richards

Cervello annebbiato e senza ossigeno, freddo intenso, mancanza di forze: sono solo alcune delle condizioni estreme in cui si trova coinvolto il corpo. Come riesci a resistere in queste condizioni estreme?
S.M.: Quando non hai alternative e queste condizioni sono frutto di una tua scelta consapevole non puoi essere schizofrenico e lamentarti o peggio lasciarti andare. L’arte di sopravvivere deve essere ciò che sei chiamato a dover mettere in campo e a dimostrare. Le condizioni difficili mettono a nudo la tua persona, la spogliano di alibi e scuse e torni a essere “animale” e puoi attingere solo dalle tue energie e dalla tua esperienza. Se la situazione in cui hai voluto metterti o quella che preventivavi di poter essere è più forte di te allora il tuo azzardo ti costa la vita.

Hai scalato una delle montagne più alte del pianeta, il Nanga Parbat che dagli anni ‘30 è una sfida anche per gli alpinisti più esperti. L’hai definita il “gigante buono”, cosa rappresenta per te?
S.M.: Forse la scalata storica più importante e l’icona della mia carriera alpinistica. Scalare ciò che i migliori, per trent’anni, hanno provato e fallito ha dato forse un parametro ed un riconoscimento a 35 anni di passione verticale personale e alla resilienza con cui in tutti questi anni ho messo in gioco per accettare fallimenti e allenarmi duramente.

Simone Moro sul Nanga Parbat (foto di David Goettler)

Simone Moro sul Nanga Parbat (foto di David Goettler)

Lo sport invernale e l’alpinismo hanno fatto passi da gigante rispetto al passato. Le tecnologie sono cambiate molto dagli inizi del ‘900. Quali sono, oggi, le strumentazioni indispensabili durante le tue scalate ad alta quota?
S.M.: La differenza alla fine la fa comunque ancora l’uomo e non le attrezzature che tuttavia sono diventate sempre più leggere, avanzate e accessibili. Oggi il GPS o il telefono satellitare hanno aumentato il livello di sicurezza e diminuito alcuni tipi di rischi, come quello di perdersi o rimanere isolati e dispersi. Ma a 8000 metri puoi avere tutte le migliori attrezzature del mondo ma sei sempre solo con te stesso e lassù solo te stesso ti può salvare e soccorrere.

Hai dichiarato: “L’alpinismo è una scelta di vita perché vado in un posto ostile e mi sento felice, mi sento in pace”. Secondo te qual è la spinta che ti porta ad essere felice in un posto così ostile?
S.M.: E’ una pulsione verso il voler ancora essere un esploratore di se stessi, di desideroso di ignoto, d’azione, di curiosità. L’alpinismo è un oasi di libertà e mi sento dannatamente libero e autentico quando posso essere a contatto con la natura selvaggia e ostile e attaccato al fuoco dei miei sogni.

Simone Moro, Himalaya

Simone Moro, Himalaya

Hai definito Bonatti “un eroe d’altri tempi”. Come te, nato a Bergamo, “la porzione sfigata delle alpi”. Cosa aveva di così speciale quest’uomo?
S.M.: Un grande sogno ed un grande fuoco dentro. Aveva fame di vita, voglia d’azione, desiderio di libertà assoluta, di non dipendere da idee, opinioni e aspettative altrui. Era un puro.

Quale libro suggeriresti a un appassionato delle vette?
S.M.: Tutti i libri di Bonatti e di Messner. Sono stati la bibbia per me. Se poi uno volesse vedere come scrivo può scegliere anche uno dei miei libri.

Foto Copertina: Makalu 2009 Photocredits Simone Moro