Perché i tetti delle case delle isole Faroe sono ricoperti di erba

Perché i tetti delle case delle isole Faroe sono ricoperti di erba

Ci sono eventi atmosferici che a tutte le latitudini sembrano negativi. Come la pioggia o la nebbia. Ma grazie anche al contributo di fotografi abbiamo imparato non solo ad accettare ma anche ad amare queste particolari condizioni. Come non rimanere estasiati, ad esempio, davanti alla bellezza di Londra avvolta nella foschia.

Quando parliamo invece di pioggia, impossibile non citare le isole Faroe. Sui diciotto isolotti sparsi tra la Scozia e l’Islanda, che coprono un’area più piccola di Londra e dove ci sono più pecore che esseri umani, piove 300 giorni l’anno.

Certo, detta così sarebbe impensabile programmare una vacanza, e invece anche grazie alla sua pioggia costante, la natura è sempre viva e selvaggia e ricopre le montagne, le scogliere e pure i tetti delle case.

Secondo il mito locale gli antichi abitanti dell’Islanda erano così gelosi della bellezza di queste isole che decisero di prendersele e tenersele tutte per loro, così mandarono due giganti, una notte, ad attraversare l’oceano e spostarle. Ma una volta sorto il sole questi vennero trasformati in pietra, ancora oggi visibili, sull’orizzonte acquoso, Risin e Kellingin, due scogli alti 70 metri.

Lungo le strade interne delle isole l’occhio del viaggiatore non può fare a meno di cadere sui tetti delle abitazioni. Sulla superficie più alta delle case si trova una strana coltre d’erba.

È una pratica vecchia di secoli e serve per proteggere le case dalla pioggia e dalle forti raffiche di vento che in alcuni giorni possono anche raggiungere i 130 km orari.

I faroesi, grazie all’aiuto della pioggia incessante, ricoprono i loro tetti di torba, terra ed erba per utilità, non per una questione di stile (anche se l’effetto è fiabesco). E questo ci dà ancora di più l’impressione che in quelle isole la natura sia antica e padrona del luogo e gli uomini, ospiti passeggeri, possano godere la sua bellezza soltanto per un po’.

immagine via Flickr