I trabocchi, patrimonio della costa adriatica

I trabocchi, patrimonio della costa adriatica

Lungo la costa adriatica dell’Abruzzo si vedono strane palafitte, simili a grossi ragni che si allungano verso il mare. Da Francavilla al Mare a Ortona, da San Vito Chietino a San Salvo.

Originari di questa zona d’Italia, lungo una costa di 130 chilometri, tra arenili, scogliere, calette e lunghissime spiagge si trovano i trabocchi, a volte chiamati “trabucchi” o “travucchi“, in base al dialetto della zona che li ospita. Dalle coste abruzzesi, i trabocchi si estendono anche sulle scogliere molisane e garganiche.

I trabocchi sono costruzioni in legno ancorate a piedistalli rocciosi, tenute salde grazie a spessi tronchi di pino. Sembrano ragni, grilli, le cui antenne sorreggono e dispiegano le reti da pesca, dette “trabocchetti“.

La loro particolare struttura permette alle reti di essere efficienti in ogni stagione dell’anno senza essere soggette alle condizioni del mare. I trabocchi permettono di pescare senza inoltrarsi nel mare, sfruttando la pescosità della zona. La profondità fino alla quale si possono spingere queste reti è di 7/8 metri e sono orientate per sfruttare favorevolmente le correnti.

A vederli così, con le loro travi di legno leggero, i trabocchi sembrano fragili, ma nascondono una robustezza che li ha preservati fino ai giorni nostri. La loro origine è oscura, alcune indagini storiche affermano che si tratterebbero di invenzioni dei Fenici, diffuse però nella zona intorno all’VIII secolo d.C.

Una volta i trabocchi erano il principale strumento di sostentamento per le famiglie di pescatori della zona, ma oggi si è completamente perso quest’uso originario diventando patrimonio culturale del paese e attirando molti turisti che con la bella stagione raggiungono la costa. Alcuni di questi trabocchi inoltre sono diventati dei ristoranti incantevoli dove poter gustare il pesce in una location unica.

Immagine via Flickr